Feeds:
Posts
Comments

Posts Tagged ‘Marcelo Cohen’

Continuiamo il nostro viaggio nel Simposio di Sydney con un link alla relazione di Marcelo Cohen. Intitolata ‘New Battles over the Propriety of the Language,‘ si tratta di una straordinaria discussione dell’idea di proprietà della lingua, intesa sia come la sua correttezza, sia come il suo possesso, come fa notare Chris Andrews (2:25).

Cohen è, sin dalla metà degli anni ’70, un traduttore e uno scrittore di narrativa, un redattore e un critico letterario. Il suo approccio sociologico alla lingua e alla traduzione in questa relazione apre notevoli spazi di riflessione e tira in ballo temi ben noti ad ogni traduttore migrante e a chiunque abbia mai dovuto colmare la distanza fra due lingue o fra due varietà della stessa lingua.

Un ebreo argentino che ha vissuto in Spagna per vent’anni, Cohen è stato accusato, specialmente in gioventù, di usare uno “spagnolo sconsiderato” carico di espressioni argentine, sia nelle sue traduzioni, sia nelle sue opere originali. Mi ha fatto pensare alle poche volte in cui stavo per usare un termine ligure in una traduzione, perché l’italiano non aveva il giusto equivalente. Mi ricordo bene della volta in cui volevo usare il ligure ‘arbanella’ per tradurre ‘jar’, anziché il goffo italiano ‘barattolo di vetro,’ e mi resi conto, alla tenera età di 25 anni, che ‘arbanella’ era in realtà un termine squisitamente ligure.

Ma torniamo alle cose serie, dato che Cohen discute il rapporto fra lo spagnolo, le sue variazioni regionali e le sue variazioni periferiche nelle ex-colonie spagnole. Marcelo Cohen è praticamente la personificazione della lotta di molti migranti e membri di ogni diaspora quando si tratta di lingua e identità. La sua relazione è una  fantastica analisi di questi temi.

Cohen è stato uno dei personaggi che mi ha maggiormente ispirato, al simposio. Fondamentalmente perché è esattamente dove voglio essere fra venti o trent’anni. Marcelo è un traduttore professionista, e non sempre ha potuto scegliere quali libri tradurre. Soltanto recentemente ha ottenuto quel privilegio (3:45-4:08). Un bel conforto per un traduttore ancora giovane come me, che non può permettersi di fare troppo lo schizzinoso… Inoltre è riuscito a scrivere le proprie opere originali, oltre a tradurre – guardiamoci in faccia, la maggior parte dei traduttori letterari ha qualche aspirazione, meglio o peggio celata, di diventare uno scrittore. E ancora, le sue riflessioni sulla lingua, la letteratura, la traduzione, e soprattutto sui rapporti che le legano, sono estremamente acute e completano il quadro alla perfezione.

Gustatevi la presentazione di Marcelo qui, e restate sintonizzati per la seconda tavola rotonda, alla quale ha partecipato il vostro affezionatissimo.

Advertisements

Read Full Post »

Let’s continue our journey through the Sydney Symposium on Literary Translation with a link to the presentation offered by the second keynote speaker, Marcelo Cohen. Titled ‘New Battles over the Propriety of the Language,‘ it was a mind-boggling discussion of the idea of propriety of language, meaning both its correctness e it and its ownership, as Chris Andrews points out (2:25).

Cohen is, and has been since the mid 1970s, a translator and writer of fiction, editor and literary critic. His sociological approach to language and translation in this paper opens up spaces for reflection and brings up topics that resonate with any migrant translator and anyone who has ever had to bridge the gap between two languages or two varieties of the same language.

An Argentine Jew who lived in Spain for twenty years, Cohen was accused in use youth to use a “careless Spanish” loaded with Argentine expressions in his translations and original works. He made me think about the few times I was about to use a Ligurian term in a translation, because Italian did not have an equivalent word. I remember wanting to use the Ligurian ‘arbanella’ to translate ‘jar’, instead of the clunky Italian ‘barattolo di vetro,’ and realising, at the age of 25, that ‘arbanella’ was indeed a Ligurian term.

Let’s get back to serious issues, though, since Cohen discusses the relationship between Spanish, its regional variation, and its peripheral variations in the former Spanish colonies. He pretty much embodies the struggle many migrants and diasporic people face when it comes to language and identity. And his paper is a fantastic discussion of this topic.

Personally, Cohen was one of the most inspirational figures at the symposium. Essentially because that’s exactly where I want to be in twenty or thirty years. Marcelo is a professional translator, and has  not always been able to choose what books he wants to translate. He only achieved that some time ago (3:45-4:08). That was comforting for a young translator like myself, who can’t afford to be too picky yet… Moreover, he has been able to write original works on top of his translating work – let’s face it, most literary translators have some more or less concealed aspiration as a writer. And also, his reflections on language, literature, translation, and above all on the relationships between them, are extremely acute and complete the picture perfectly.

Enjoy Marcelo’s presentation here, and stay tuned for the upcoming Panel 2, featuring yours truly.

Read Full Post »