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Posts Tagged ‘Chris Andrews’

Dopo avervi presentato alcune coinvolgenti relazioni tratte dal simposio sulla traduzione letteraria di Sydney, è il momento di tirarmela un pochino, con il link del secondo gruppo di discussione, che includeva il vostro affezionatissimo.

Il titolo era “Styles of Translation,” abbastanza vago da consentire tre relazioni piuttosto diverse tra loro.

Il momento più memorabile, forse dell’intero simposio, è stata la straordinaria relazione di Chris Andews (25:10 – 45:30), il principale promotore del simposio, che ringrazio per l’ennesima volta per avermi dato l’opportunità di partecipare ad un evento unico. Traduttore di grandissimo talento, poeta e accademico, Chris ha parlato di coerenza e coesione, senso e nonsenso, affrontando una delle sfide più insidiose dei traduttori letterari. Partendo dall’affermazione di Shoshana Blum-Kulka che sostiene, a ragione, che le traduzioni tendono ad essere più esplicite degli originali, Chris ha analizzato la tendenza di dare un senso al nonsenso, così come la possibilità di fare il contrario. E ha esplorato inoltre il rapporto fra questi spostamenti fra senso e nonsenso e il processo della composizione.  Per illustrare il suo argomento, già assai convincente, si è servito di materiale tratto dal libro di César Aira su Edward Lear.

Thon-That Quynh-Du (46:00 – 1:09:11) ha condiviso invece le sue opinioni su come il gusto personale di un traduttore influenzi quasi ogni sua scelta. Traduttore letterario d’altri tempi, pieno di passione, Du non intende soltanto scelte stilistiche in un lavoro commissionato, ma si riferisce anche alla scelta di quali testi e quali autori tradurre, pratica assai più diffusa nel mondo anglofono che non in Europa. Nel farlo ha raccontato la propria esperienza nel tradurre Pham Thi Hoai, il cui romanzo Crystal Messenger, tradotto da Du stesso, gli è valsa un prestigioso premio letterario australiano nel 2000.

Per quanto concerne il vostro affezionatissimo, un umile artigiano in mezzo agli accademici, ho cercato di attenermi a quel che faccio, e credo di far bene. Mi sono quindi concentrato sulla pratica anziché addentrarmi troppo nelle teorie. In particolare ho analizzato il problema dei dialetti, degli idioletti e dei socioletti nell’ambito della traduzione. Ad ispirarmi sono stati i molti significati della parola “stile,” dato che i diversi stili, intesi come varietà personali, regionali e sociali di una lingua, obbligano il traduttore a trovare il proprio stile.  Tradurre idioletti, dialetti e socioletti ci mostra come  lo stesso stile – inteso come varietà – possa richiedere diversi stili di traduzione in diversi contesti. Se siete curiosi, ecco la traccia della mia relazione: Encounters with dialects, idiolects and sociolects in translation, mentre qui ne trovate un adattamento italiano, se preferite: Tradurre dialetti, idioletti e socioletti.

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After presenting you some absolutely captivating presentations given at the Sydney Symposium on Literary Translation, it’s time for me to show off a little bit as we get to Panel Two, which included yours truly.

The panel’s title was “Styles of Translation,” vague enough to allow three very distinctive presentations.

The highlight of the panel, and possibly of the whole symposium, was the amazing presentation given by Chris Andrews (25:10 – 45:30), the mastermind behind the Symposium, whom I thank once again for giving me the opportunity to be a part of such a unique event. An extremely talented translator, poet and academic, Chris talked about coherence and cohesion, sense and nonsense addressed a very interesting challenge translators face. Elaborating on Shoshana Blum-Kulka’s assertion that translations tend to be more explicit than their originals, Chris analysed the tendency to make sense of nonsense, as well as the possibility of doing the opposite. Furthermore, he explored the relationship of these shifts to the process of composition. To illustrate his captivating point, he used material by César Aira’s book on Edward Lear.

Thon-That Quynh-Du (46:00 – 1:09:11) shared his views on how the translator’s personal taste influences almost every choice. Du does not only refer to stylistic choice in a translation, but to the very choice of the texts and the authors we translate, a practice that it is a lot more common in the anglophone world. He also shared his experience of translating Pham Thi Hoai, whose novel Crystal Messenger, translated by Du himself, won the 2000 Victorian Premier’s Award for best literary translation.

As for yours truly, a humble craftsman among scholars, I tried to stick to what I do, and I think I do well. So, I focused on practice rather than delving into theories, and particularly on the issue of dialects, idiolects and sociolects in translation. I was inspired to do so by the many meanings of the tricky word “style” to see how different styles of a language – as in personal, regional and social varieties – require us to find our style as translators. Translating dialects and sociolects shows how the same style – meaning variety – might require different translation styles in different contexts. You can read the paper I used as a guide to my presentation here: Encounters with dialects, idiolects and sociolects in translation.

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San GirolamoNel lanciare questo blog, scrissi

La [mia]speranza è di [parlare di traduzione] tanto con colleghi e addetti ai lavori quanto con lettori e semplici curiosi. Con i colleghi mi piacerebbe conversare, andando al di là delle questioni meramente tecniche ma senza neanche perdersi troppo nelle teorie.

So di essere un bravo traduttore, ma di certo non sono uno studioso, un accademico – quantomeno, non ancora. Di conseguenza, non avrei mai immaginato che un personaggio del calibro di Chris Andrews, un eccellente traduttore, poeta e accademico, potesse leggere questo blog e invitarmi come relatore al Simposio sulla traduzione letteraria organizzato dal Writing and Society Research Group della University of Western Sydney. Eppure è successo, e sono estremamente grato a Chris Andrews, Suzanne Gapps, Ivor Indyk, Gail Jones, Nicholas Jose, Kathleen Olive, e al resto del gruppo per questa fantastica opportunità. Sono inoltre grato a tutti coloro che hanno apprezzato e commentato la mia presentazione, che mi hanno fatto scoprire qualcosa di nuovo o che semplicemente si sono fermate a chiacchierare. Sono stati tre giorni indimenticabili.

Abbiamo cominciato con una cena il 30 settembre (Giornata mondiale della traduzione) per poi tuffarci in una due giorni di discussioni.  Potete trovare una descrizione delle varie presentazioni e alcune note biografiche nel programma. Vi renderete facilmente conto del perché un giovane traduttore come il vostro affezionatissimo fosse tremendamente ispirato. Le registrazioni saranno presto disponibili sul sito del Writing and Society Research Group, e di certo ve lo farò sapere su questo blog. Il materiale risulterà di grande interesse per qualsiasi traduttore, e di certo non è mancata la varietà, la pluralità di punti di vista sulla traduzione letteraria, che  è stata uno degli elementi che hanno reso questo evento così speciale.

Un grazie particolare a Eric AbrahamsenOlivia E. SearsEsther AllenSimon PattonThon-That Quynh-DuSimon West,Meredith McKinneyMarcelo CohenMridula ChakrabortyEvelyn JuersPhillip MusgraveRoyall TylerPatrizia Burley-Lombardi.

Il lavoro del traduttore tende ad essere piuttosto solitario. Ritrovarsi insieme a così tante persone che condividono la mia passione per quest’arte e per tutte le sue ramificazioni è stato davvero speciale. E riuscire a parlare di traduzione senza renderla noiosa, per citare Simon Patton, è stata una gran bella sensazione.

Tuttavia vorrei anche sottolineare che uno dei tanti punti di forza del simposio è stata la fantastica atmosfera che si respirava prima e dopo le sessioni, a colazione, nelle pause, fino a sera inoltrata. In qualche modo, anche quando si cambiava argomento, stavamo comunque parlando di traduzione, o meglio, come ha detto Simon Patton, di tutte quelle cose che intersecano la traduzione. Uno scambio continuo di idee, commenti, ed esperienze. Un’esplorazione mozzafiato di un intero mondo di parole di contrabbando.

Voglio dire, discutere con Esther Allen del finto inglese di Celentano in Prisencolinensinainciusol? Non ha prezzo.

IMMAGINE: St.Jerome – Ink Drawing, by Philip Bitnar

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San GirolamoWhen I gingerly started this blog, I wrote

[My] hope is to be able to [talk about translation] with fellow translators as well as with readers or curious passers-by. With the former, I would like to exchange ideas, going beyond mere technicalities but without losing ourselves in theories, either.

I think I am a good translator, but I am not an academic or a scholar – at the very least, not yet . Therefore, I wouldn’t have hoped that someone like Chris Andrews, an outstanding translator, poet and scholar, could read this blog and invite me to join a panel at The Sydney Symposium on Literary Translation, organised by the Writing and Society Research Group, University of Western Sydney. Still, it happened, and I am extremely grateful to Chris Andrews, Suzanne Gapps, Ivor Indyk, Gail Jones, Nicholas Jose, Kathleen Olive, and the rest of the Group for this wonderful opportunity. I am also grateful to every single one of the people who commented on my paper, offered insight, simply had a chat, and in so many ways made these last two days absolutely unforgettable.

A dinner on International Translation Day preceded two days of panels featuring some incredibly talented people. Those who weren’t there will find brief description of the presentations and biographical notes in the program. You will see why, as a young translator, it was impossible for me not feel extremely inspired. The Writing and Society Research Group at the University of Western Sydney will make the recordings of the proceedings available for download. I will certainly let everyone know on this blog when that happens. Any translator will find the material extremely interesting and diverse. And the plurality of points of view about literary translation was one of the key elements that made this event so special.

Extra thanks to Eric Abrahamsen, Olivia E. Sears, Esther Allen, Simon Patton, Thon-That Quynh-Du, Simon West, Meredith McKinney, Marcelo Cohen, Mridula Chakraborty, Evelyn JuersPhillip Musgrave, Royall Tyler, Patrizia Burley-Lombardi.

Translation can be quite isolating work. Being among so many people who share my love for this art and all its ramifications was really special.  And being able to talk about it without making it boring, quoting Simon Patton, felt very good indeed.

But I would also like to point out that one of the many great things about the symposium was  the fantastic atmosphere before and after the sessions, at breakfast, during  the breaks, into the evening. In some way, even when the topic changed, we were still talking about translation, or rather, as Simon Patton put it, about all those things that intersect translation. A continual exchange of ideas, comments, and experiences. A breathtaking exploration of a world of smuggled words.

Come on, talking with Esther Allen about Adriano Celentano’s mock-English gibberish in Prisencolinensinainciusol? Priceless.

IMAGE: St.Jerome – Ink Drawing, by Philip Bitnar

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