Feeds:
Posts
Comments

Archive for the ‘Bilingual’ Category

Dear all,

once again, sorry about the long absence. With a 6-month-old baby girl and a 6-week trip to Italy so that Nonno, Nonna and Zia could finally meet her I did not manage to find the discipline to update at all. After all, work/life balance is a hot concept right now, is it not? In any case, I assume most of you survived. In case you’re still hanging around here, I finally give you a .pdf of  my presentation at the recent AAL Conference about Literature and Translation. It’s called Translation as Re-creation and you can read it here. Enjoy, and stay tuned.

Carissimi,

ancora una volta mi devo scusare per la lunga assenza. Tra una bimba di sei mesi e un viaggio in Italia di sei settimane di modo che il nonno, la nonna e la zia potessero finalmente conoscerla, non sono riuscito a trovare la disciplina di aggiornare il blog. Ma dopotutto il concetto di equilibro fra vita e lavoro è parecchio in voga, ultimamente, no? In ogni caso immagino che siate sopravvissuti quasi tutti. Nel caso in cui siate ancora in giro per questo blog, finalmente vi presento il testo che ho presentato alla recente conferenza dell’AAL alla Monash University di Melbourne. Si è parlato di letteratura e traduzione, e il titolo della mia relazione era Translation as Re-creation. Potete leggerla qui. Buona lettura, e restate sintonizzati.

Advertisements

Read Full Post »

Update

Just a quick one to explain the long silence on this blog: my first daughter was born in March, work has been crazier than ever and we moved house. Oh, and I had to prepare for the 2011 AAL Conference: Literature and Translation which will be held at Monash University next week. Things are starting to go back to normal, now, and so should the blog. Thanks to all the people who kept coming back even during this hiatus. GMB

Una breve per spiegare il lungo silenzio di questo blog: a marzo è nata mia figlia, il lavoro è stato più matto che mai, e in più abbiamo traslocato. Oh, e mi sono dovuto preparare per la conferenza dell’AAL su letteratura e traduzione che si terrà a Melbourne la settimana prossima. Ora le cose stanno tornando alla normalità, e lo stesso dovrebbe succedere al blog. Grazie a tutti quelli che hanno continuato a farmi visita durante questa pausa. GMB

 

Read Full Post »

You are uselessLa settimana scorsa l’Observer ha pubblicato un interessantissimo articolo di Maureen Freely, che ha tradotto le opere di Orhan Pamuk in inglese con notevole successo. Ne raccomando la lettura a chiunque sia interessato al rapporto fra autore e traduttore, ma è un articolo talmente vasto che tutti ci troveranno qualcosa. In particolare mi hanno colpito un paio di ottimi argomenti proposti da Maureen Freely. Innanzitutto quando ricorda ai lettori quanto sia importante la traduzione letteraria, e, di conseguenza, quanto siano importanti i traduttori letterari. Cito e traduco al volo:

Un romanziere colombiano emergente potrebbe essere influenzato non soltanto da Borges, Conrad e Faulkner, ma anche da autori contemporanei provenienti da Asia, Africa ed Europa; la sua risposta letteraria ai loro lavori finirà a sua volta con l’influenzare  le prossime opere dei suoi contemporanei dall’altra parte del mondo. Queste complesse trame di fertilizzazione incrociata si esaurirebbero da un giorno all’altro se non fosse per i traduttori letterari e per gli editori che li sostengono.

Non potrei essere più d’accordo. Questo concetto di fertilizzazione incrociata (nel mio primo post parlavo di impollinazione incrociata) è sempre stato uno dei miei cavalli di battaglia. Il fatto che nei paesi di lingua inglese le traduzioni costituiscano meno del 3% della letteratura pubblicata, ad esempio, è alquanto preoccupante. E non dal punto di vista di un trito concetto di “imperialismo culturale”, a semplicemente perché pubblicare, e quindi leggere, così poca letteratura straniera tradotta fa male alle letterature nazionali dei vari paesi anglosassoni. Goethe riteneva che senza influenze esterne la letteratura di un paese entra rapidamente in una fase di stagnazione. Inoltre, in quei paesi dove le traduzioni costituiscono anche un terzo di quel che si legge,

non è insolito che romanzieri e poeti siano o siano stati anche traduttori. Sebbene la maggior parte di questi affermerà di averlo fatto per potersi permettere di scrivere, spesso risulta evidente, leggendo le loro opere, che queste sono state arricchite dalle conversazioni immaginarie avute con i poeti e romanzieri dei quali hanno tradotto le parole.

Cambiando argomento, l’articolo della Freely mostra anche che la traduzione automatica è assolutamente inutile per quanto concerne un testo letterario. Qualche mese fa ho fatto un confronto tra i più popolari traduttori automatici gratuiti, nel tentativo di mostrare a chi se ne serve quanto sia facile incappare in gravi incidenti linguistici. Mi ha sorpreso vedermi linkato dal Barbaro in persona, Luigi Muzii il quale mi ha dato dello sprovveduto (sebbene sostenga anche che Edith Grossman, Sylvia Notini e Lawrence Venuti danneggino la nostra professione, quindi diversi grani di sale sembrerebbero giustificati) per poi inveire contro quegli sciocchi dei traduttori letterari  e il loro bisogno di sentirsi insostituibili. Non mi sono preso la briga di replicare, il mio post dimostrava quel che voleva dimostrare, e non voleva assolutamente essere un’approfondita e seriosa analisi tecnica del lavoro che sta dietro questi traduttori automatici, in materia del quale, ovviamente, non sono per nulla ferrato. Mi sono limitato ad analizzare i risultati. E Maureen Freely nel suo articolo ci fornisce un esempio ancora più lampante del fatto che per il momento i traduttori letterari non hanno nessun bisogno di sentirsi insostituibili, giacché apparentemente lo sono ancora: ecco la prima frase di Istanbul: i ricordi e la città, tradotta da Google Translate:

A place in the streets of Istanbul, similar to ours in a different house, with everything I like, twin, or even exactly the same, starting from childhood lived another Orhan a corner of my mind I believed for many years.

Laddove Maureen Freely traduce:

From a very young age, I suspected there was more to my world than I could see: somewhere in the streets of Istanbul, in a house resembling ours, there lived another Orhan so much like me that he could pass for my twin, even my double.

Non è proprio la stessa cosa, o sbaglio? Ancora più incredibile è la traduzione googlese della prima frase de Il libro nero:

Bed-of top-from tip-to as-far-as stretched-out blue checked quilt-of rugged terrain-its, shadowy valleys-its and blue soft hills-its-with covered sweet and warm darkness-in Rüya face-down stretched-out sleeping-was.

Hmm. Vediamo che dice la Freely:

Rüya was lying face down on the bed, lost to the sweet, warm darkness beneath the billowing folds of the blue-checked quilt.

Non credo sia necessario aggiungere troppo. Ciononostante, è un mondo libero. E (soprattutto vista la sua esperienza e competenza) Muzii può liberamente dare dello sprovveduto al sottoscritto e a tutti coloro che divulgano e difendono il ruolo vitale della traduzione letteraria, o sottolineano l’impossibilità che un essere umano possa essere sostituito da una macchina per tradurre letteratura. Per quanto concerne il resto di noi, continueremo a contrabbandare parole, idee, metafore, visioni. La cura migliore contro la barbarie linguistica.

Immagine: You are Useless, di 2493/Gavin Bobo (Flickr).

Read Full Post »

A little update…

Yes, I am still alive. After the Sydney symposium, I came back to Brisbane to start working on a 370-page book that has to be translated by the end of November. Hence, I am doing 60+ hours a week, I am still teaching, and as you can imagine  it’s hard to find time for anything else. The classes are almost finished, though, so I should resume posting regularly as of next weekend. Please stay tuned, and make the most of this opportunity: maybe you missed out on some older posts! Cheers

Un piccolo aggiornamento…

Sì, sono ancora vivo. Dopo il simposio di Sydney sono tornato a Brisbane e mi sono messo subito a tradurre un libro di 370 pagine che devo consegnare per la fine di novembre. Di conseguenza sto lavorando più di 60 ore a settimana, sto ancora insegnando, e come potrete immaginare è difficilissimo trovare il tempo per qualsiasi altra cosa. I corsi di italiano tuttavia sono quasi finiti, quindi dovrei riprendere a scrivere regolarmente su questo blog a partire dal prossimo weekend. Non andate via, e approfittate dell’occasione: forse vi siete persi qualche vecchio post! Grazie.

Read Full Post »

Oggi ascolto "Suzanne"Su questo blog si parla spesso di traduzione letteraria, ovviamente. E si è toccato l’argomento delle traduzioni dei dialoghi e dei sottotitoli nei film. Eppure, nonostante la mia atavica passione per la musica, mi sono reso conto di non aver ancora parlato della traduzione in musica.

Certo, è cosa più rara, soprattutto perché nella stragrande maggioranza dei casi ci si limita a scrivere un nuovo testo sulla musica originale. Gli esempi di “stravolgimenti” sono moltissimi. Abbiamo Pregherò (Stand by Me), una canzone d’amore che diventa un delirio mistico a buon mercato (dopotutto era per Celentano). C’è La casa del sole (The House of the Rising Sun) dove invece i bassifondi di New Orleans scompaiono per lasciare il posto ad una canzone d’amore. C’è Più di recente, Vasco ha messo un testo tutto suo  su Creep per sfornare Ad ogni costo, e aveva fatto lo stesso con Gli spari sopra (Celebrate degli An Emotional Fish) il cui verso “this party’s over” ha fornito lo spunto per la rielaborazione. Una cosa simile ha generato La nostra favola di Jimmy Fontana, dove le parole “my, my, my Delilah” diventarono “mai, mai, mai ti lascio”. E come tralasciare i mitici Dik Dik, che rifacevano qualsiasi cosa sentissero, più o meno.

Per farla breve, le nuove versioni non erano quasi mai traduzioni dei brani originali. Per quanto in poesia sia necessaria una rara maestria per poter rendere immagini e suoni nella gabbia della metrica, il tentativo spesso non veniva neanche fatto.

Una vistosa eccezione, invece, è quella dell’inarrivabile Fabrizio De André, che oltre a scrivere versi indimenticabili in italiano si è anche tolto lo sfizio di regalarci alcune delle migliori traduzioni che la musica leggera conosca. Partendo dalle canzoni di Brassens agli esordi (Il gorillaMorire per delle ideeLe passantiDelitto di paeseMarcia nuzialeNell’acqua della chiara fontana) per approdare poi a quelle di Leonard Cohen, come Giovanna D’ArcoNancy e Suzanne.

Proprio su quest’ultima vorrei soffermarmi un istante, giacché la considero semplicemente la miglior traduzione possibile del testo di Cohen. L’unico punto divergente è la consapevole scelta di Faber di non far “naufragare” Gesù e quindi il contorno di quel verso, ma, appunto, si tratta di una scelta ben precisa.

Ecco il testo originale:

Suzanne takes you down/to her place near the river/you can hear the boats go by/you can spend the night beside her/And you know that she’s half crazy/but that’s why you want to be there/and she feeds you tea and oranges/that come all the way from China/And just when you mean to tell her/that you have no love to give her/she gets you on her wavelength/and she lets the river answer/that you’ve always been her lover

And you want to travel with her/and you want to travel blind/and you know that she can trust you/for you’ve touched her perfect body/with your mind.

And Jesus was a sailor/when he walked upon the water/and he spent a long time watching/from his lonely wooden tower/and when he knew for certain/only drowning men could see him/he said All men will be sailors then/until the sea shall free them/but he himself was broken/long before the sky would open/forsaken, almost human/he sank beneath your wisdom like a stone

And you want to travel with him/you want to travel blind/and you think maybe you’ll trust him/for he’s touched your perfect body/with his mind

Now Suzanne takes your hand/and she leads you to the river/she is wearing rags and feathers/from Salvation Army counters/And the sun pours down like honey/on our lady of the harbour/And she shows you where to look/among the garbage and the flowers/There are heroes in the seaweed/there are children in the morning/they are leaning out for love/they will lean that way forever/while Suzanne holds the mirror

And you want to travel with her/you want to travel blind/and you know that you can trust her/for she’s touched your perfect body/with her mind

Ecco la versione di Fabrizio De André:

Nel suo posto in riva al fiume/Suzanne ti ha voluto accanto,/e ora ascolti andar le barche/e ora puoi dormirle al fianco,/si lo sai che lei è pazza/ma per questo sei con lei./E ti offre il tè e le arance/che ha portato dalla Cina/e proprio mentre stai per dirle/che non hai amore da offrirle,/lei è già sulla tua onda/e fa che il fiume ti risponda/che da sempre siete amanti.

E tu vuoi viaggiarle insieme/vuoi viaggiarle insieme ciecamente,/perché sai che le hai toccato il corpo,/il suo corpo perfetto con la mente.

E Gesù fu marinaio/finché camminò sull’acqua,/e restò per molto tempo/a guardare solitario/dalla sua torre di legno,/e poi quando fu sicuro/che soltanto agli annegati/fosse dato di vederlo,/disse: “Siate marinai/finché il mare vi libererà”./E lui stesso fu spezzato,/ma più umano, abbandonato,/nella nostra mente lui non naufragò.

E tu vuoi viaggiargli insieme/vuoi viaggiargli insieme ciecamente,/forse avrai fiducia in lui/perché ti ha toccato il corpo con la mente.

E Suzanne ti dà la mano,/ti accompagna lungo il fiume,/porta addosso stracci e piume,/presi in qualche dormitorio,/il sole scende come miele/su di lei donna del porto/che ti indica i colori/fra la spazzatura e i fiori,/scopri eroi fra le alghe marce/e bambini nel mattino,/che si sporgono all’amore/e così faranno sempre;/e Suzanne regge lo specchio.

E tu vuoi viaggiarle insieme/vuoi viaggiarle insieme ciecamente,/perché sai che ti ha toccato il corpo,/il tuo corpo perfetto con la mente.

Io la leggo e la rileggo, e il massimo che riesco a fare è cambiare qualche minuscolo dettaglio…

Foto: Oggi ascolto “Suzanne”, di Andrea D’Ippolito (CC-Flickr).

Read Full Post »

Oggi ascolto "Suzanne"On this blog I have often talked about literary translation. I have briefly talked about translating movie dialogues and subtitles. Still, despite my abiding passion for music, I just realised that I still haven’t talked about translation in music.

Sure, it’s not very common, especially because most of the times people just write new lyrics over the original melody. Also – let me stress this, since you’re reading the English version of this post – it’s mostly a matter of translating British or American songs into languages like Italian, seldom the other way around. You might know that Stand by Me, a beautiful love song, in Italian became Pregherò, a mystical delirium about a blind girl seeing God through faith. In La casa del sole (The House of the Rising Sun) the “sin and misery” of a gambling man’s son in New Orleans disappear, and we’re left with a rather dull love song. Italy’s star rocker Vasco Rossi recently wrote his own lyrics to Radiohead’s Creep and produced Ad ogni costo, and he did the same with Celebrate, by An Emotional Fish where the line “this party’s over” sounded like “gli spari sopra”, which became the title of the song. Old-timer Jimmy Fontana did a similar thing when he turned the words “my, my, my Delilah” into “mai, mai, mai ti lascio”.

Simply put, the new versions were almost never translations of the original. And even if translating poetry requires a rare mastery, in order to carry the images and sounds to the target language while constrained in the cage of metrics, it seems that most people couldn’t be bothered to even make an effort.

A notable exception is Fabrizio De André, in my opinion the best – by far – poet/singer/songwriter that Italy ever had. De André not only wrote some of the best verses of all time in Italian, but also left us some of the best translations of lyrics in popular music. In his early years he translated many songs by French chansonnier Georges Brassens, while in the 70’s he approached some of Leonard Cohen’s songs, like Joan of Arc, Nancy, and Suzanne.

I’d like to focus on Suzanne, for now, as I think that De André simply came up with pretty much the best possible translation of Cohen’s lyrics. There is only one passage where he strays from the original meaning and imagery, but that is a deliberate decision not to have Jesus “sink like a stone”.

Here are Cohen’s original lyrics:

Suzanne takes you down/to her place near the river/you can hear the boats go by/you can spend the night beside her/And you know that she’s half crazy/but that’s why you want to be there/and she feeds you tea and oranges/that come all the way from China/And just when you mean to tell her/that you have no love to give her/she gets you on her wavelength/and she lets the river answer/that you’ve always been her lover

And you want to travel with her/and you want to travel blind/and you know that she can trust you/for you’ve touched her perfect body/with your mind.

And Jesus was a sailor/when he walked upon the water/and he spent a long time watching/from his lonely wooden tower/and when he knew for certain/only drowning men could see him/he said All men will be sailors then/until the sea shall free them/but he himself was broken/long before the sky would open/forsaken, almost human/he sank beneath your wisdom like a stone

And you want to travel with him/you want to travel blind/and you think maybe you’ll trust him/for he’s touched your perfect body/with his mind

Now Suzanne takes your hand/and she leads you to the river/she is wearing rags and feathers/from Salvation Army counters/And the sun pours down like honey/on our lady of the harbour/And she shows you where to look/among the garbage and the flowers/There are heroes in the seaweed/there are children in the morning/they are leaning out for love/they will lean that way forever/while Suzanne holds the mirror

And you want to travel with her/you want to travel blind/and you know that you can trust her/for she’s touched your perfect body/with her mind

Now for Fabrizio De André’s translation:

Nel suo posto in riva al fiume/Suzanne ti ha voluto accanto,/e ora ascolti andar le barche/e ora puoi dormirle al fianco,/si lo sai che lei è pazza/ma per questo sei con lei./E ti offre il tè e le arance/che ha portato dalla Cina/e proprio mentre stai per dirle/che non hai amore da offrirle,/lei è già sulla tua onda/e fa che il fiume ti risponda/che da sempre siete amanti.

E tu vuoi viaggiarle insieme/vuoi viaggiarle insieme ciecamente,/perché sai che le hai toccato il corpo,/il suo corpo perfetto con la mente.

E Gesù fu marinaio/finché camminò sull’acqua,/e restò per molto tempo/a guardare solitario/dalla sua torre di legno,/e poi quando fu sicuro/che soltanto agli annegati/fosse dato di vederlo,/disse: “Siate marinai/finché il mare vi libererà”./E lui stesso fu spezzato,/ma più umano, abbandonato,/nella nostra mente lui non naufragò.

E tu vuoi viaggiargli insieme/vuoi viaggiargli insieme ciecamente,/forse avrai fiducia in lui/perché ti ha toccato il corpo con la mente.

E Suzanne ti dà la mano,/ti accompagna lungo il fiume,/porta addosso stracci e piume,/presi in qualche dormitorio,/il sole scende come miele/su di lei donna del porto/che ti indica i colori/fra la spazzatura e i fiori,/scopri eroi fra le alghe marce/e bambini nel mattino,/che si sporgono all’amore/e così faranno sempre;/e Suzanne regge lo specchio.

E tu vuoi viaggiarle insieme/vuoi viaggiarle insieme ciecamente,/perché sai che ti ha toccato il corpo,/il tuo corpo perfetto con la mente.

I read the translation over and over again, and at most I can think of changing very few minor details…

Photo: Oggi ascolto “Suzanne”, by Andrea D’Ippolito (CC – Flickr).

Read Full Post »

Il Professor Robert Dixon, dell’Università di Sydney, sta realizzando un sondaggio sulla traduzione della letteratura australiana, nell’ambito di un progetto chiamato Australian Literature in the Translation Zone. Se vi è capitato di tradurre delle opere australiane, potete partecipare scaricando e completando il questionario, e inviandolo al Professor Robert Dixon all’indirizzo e-mail robert.dixon@sydney.edu.au.

Riporto la prima pagina per darvi un’idea del progetto:

Australian Literature in the Translation Zone Survey

Australian Literature in the Translation Zone is project funded by the Australian Research Council and conducted by Professor Robert Dixon, Professor of Australian literature at the University of Sydney, on the translation of Australian literature.

Australian literature is now recognised as part of the larger field of world literature. Central to this expanded field is the role of the translator, so often rendered ‘invisible’, as Lawrence Venuti has observed. Australian writers and Australian literature belong to what Emily Apter calls ‘the translation zone’, which she describes as ‘a broad intellectual topography’ in and between national literatures.

Apter’s ‘translation zone’ is of course a spatial metaphor. But to understand how that space operates we need to populate it with data about the cultural economy of translation. Is there, for example, a single translation zone, or are there as many translation zones beyond Australian literature as there are languages and translators? Beyond English, does the reputation of an Australian book or writer spread from one foreign language to another, or are they siloed, communicating back through the English language and Australia? Is the impact of successive translations cumulative throughout a writer’s oeuvre, or is each translation a new beginning for the translator? How important are paratextual phenomena and events, such as writers’ festivals? How important is the agency of the author and translator in relation to other personnel, including authors’ and publishers’ agents, publishers, editors, and publishers’ scouts, in commissioning translations? Increasingly, it seems that overseas rights and translation contracts are initiated by publishers and their scouts at events such as the Frankfurt and London trade fairs. Are these commercial arrangements similar throughout the world or do they vary from one culture to another? As if confirming Venuti’s claim for the translator’s ‘invisibility’, there is to date no systematic, empirically-informed account of this ‘translation’ zone in Australian literary scholarship. This project aims to answer some of these research questions by populating the metaphor of the ‘translation zone’ with real data.

You can help in compiling this data about Australian literature in translation by completing the enclosed survey.

Professor Robert Dixon FAHA

Professor of Australian Literature

Read Full Post »

Older Posts »